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27/01/2005

RECENSIONI

No Drugs no Future/1
No Drugs no Future è il titolo dell’ultimo libro di Gunter Amendt, sociologo tedesco esperto di droghe. In questa sua opera Amendt affronta il tema globalmente, in ogni senso: sotto il profilo teorico perché nella categoria droghe l’autore fa convergere tutte le sostanze che migliorano le prestazioni fisiche e psichiche dell’uomo; dal punto di vista geografico perché l’economia della droga, antesignana della odierna globalizzazione, coinvolge tutti i continenti.
Proprio sul tema della novella war on drugs Amendt spende diverse considerazioni per dimostrare il fallimento delle politiche sulla droga promosse dall’ONU e dagli Usa in questi anni. Il mercato degli stupefacenti, che da solo rappresenta l’8% del commercio mondiale, trae giovamento dal proibizionismo che sembra essere tornato in auge in quasi tutto l’occidente. Né la recente guerra contro l’Afghanistan è servita per chiarire i lati oscuri, ma non invisibili, del rapporto tra i governi dei paesi industrializzati, USA in testa, e le organizzazioni dedite al traffico di droga. Senza addentrarsi in particolari noti l’autore accenna alle scelte, tattiche e strategiche, adottate, in passato ma non solo, dai servizi segreti occidentali in materia. Troppo spesso è accaduto che per assicurarsi il controllo di aree chiave del pianeta CIA e colleghi abbiano favorito i trafficanti: Colombia, Afghanistan, Nicaragua, Panama sono alcuni degli esempi. Il proibizionismo è il principale alleato della droga-connection che, forte degli appoggi nelle sedi che contano, “agisce dall’interno”. “La repressione militare e poliziesca genera sempre conseguenze economiche”, anche quando le forze speciali USA compiono azioni spettacolari, e violente, distruggendo campi di coca, di oppio, laboratori, raffinerie, in realtà non fanno altro che favorire i produttori, “i cui magazzini sono pieni”, facendo aumentare di molto i prezzi.
Per quanto riguarda il consumo di stupefacenti Amendt, secondo il paradigma della riduzione del danno, afferma che i governi dovrebbero attuare una svolta radicale nelle loro politiche. A ben vedere, dice l’autore, sta accadendo il contrario in quasi tutti i paesi europei: le politiche repressive si intensificano e l’impatto sociale delle droghe aumenta. Solo Svizzera ed Olanda stanno sperimentando scelte antiproibizioniste, per la cannabis e per altre droghe, con la distribuzione controllata di eroina ai “tossicodipendenti gravi” e l’allestimento di spazi dove potersi iniettare liberamente le sostanze godendo di condizioni igienico-sanitarie adeguate. Questo non solo allo scopo, fondamentale, di evitare il contagio dell’HIV e di altre malattie, ma anche per fornire ai tossicodipendenti supporto ed informazioni appropriate sui danni che le sostanze provocano. Segue
Danilo Valleriani

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