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| Monday 06 September 2010 | ||||
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Notizie 12/07/2010 QUI OBAMA La probabile sconfitta di Obama alle elezioni di novembre A meno di due anni dal trionfale ingresso di Barack Obama alla Casa Bianca e dalla robusta riconquista, in termini numerici, delle due camere da parte dei democratici, il partito che sa solo dire no alle proposte legislative della maggioranza attraversa uno stato di salute eccezionale. Se in questi due anni i democratici non fossero riusciti a far passare la storica legge di riforma della sanità e le nuove norme per limitare gli eccessi di Wall Street, l’attuale legislatura sarebbe passata alla storia come un nuovo “Do nothing Congress”, come il presidente Truman definì gli anni tra il 1946 e il 1948, quando il suo partito dovette scontrarsi con il totale ostruzionismo dei repubblicani. I conservatori, come allora, hanno deciso di non votare alcuna misura proposta dalla maggioranza. Eppure, malgrado il sabotaggio di tutte le leggi proposte dai democratici, i repubblicani sembrano in ottima salute. La auspicata maggioranza progressista che avrebbe dovuto permeare le istituzioni americane per diversi anni sembra già in difficoltà; ciò avviene non tanto per merito dei repubblicani, quanto per colpa degli stessi democratici. Il partito al governo, malgrado le innegabili conquiste legislative, non è in grado di porle in giusto rilievo di fronte all’opinione pubblica, e anzi, lascia all’opposizione la possibilità di esaltarne gli eventuali risvolti negativi. Al riguardo basta fare l’esempio della riforma sanitaria. Con questa legge, Obama e il suo partito sono riusciti laddove ogni presidente, da Teddy Roosevelt in poi, era caduto. Milioni di americani, in precedenza privi, sono stati coperti dall’assistenza sanitaria, eppure, nell’opinione pubblica è passato il messaggio, cavalcato dall’opposizione, che tale riforma potrebbe causare possibili incrementi nel deficit di bilancio, con lo strascico di futuri aumenti delle tasse. Un grido di allarme, come minimo ipocrita, visto che a lanciarlo è stato il partito che negli anni di Bush è riuscito a consumare tutto l’avanzo lasciato da Bill Clinton e a causare il deficit peggiore dagli anni di Reagan. Non solo, è notizia di queste ore l’intenzione dei repubblicani di prorogare una legge, voluta da George Bush, che, in due riprese, nel 2003 e nel 2007, ha tagliato le tasse alle classi più agiate, e, allo stesso tempo, di opporsi a misure a favore dei disoccupati con l’obiettivo di evitare un peggioramento del deficit. Nonostante l’ostruzionismo dei repubblicani e la loro chiara intenzione di favorire le classi più ricche, in un momento di crisi economica non ancora superata, il partito al governo si indebolisce. La principale emorragia di voti riguarda gli elettori indipendenti. Questi furono fondamentali per garantire ad Obama il trionfo del 2008, ma ora sembrano più vicini all’opposizione che alla maggioranza. Equidistanti dai due estremi, sono soliti seguire più i fatti che le parole e due anni fa avevano dato la loro fiducia ai democratici perché avevano creduto al messaggio di cambiamento che Obama avrebbe voluto portare a Washington. Purtroppo, a loro giudizio, il “change” non è avvenuto, il presidente non è riuscito, pur in presenza di lodevoli traguardi, a superare il clima di contrapposizione tra i due partiti e soprattutto non è ancora riuscito a rassicurarli riguardo al futuro. La crisi economica, malgrado lo stimolo governativo è ancora di là da passare e le misure legislative varate fanno temere un incremento del deficit che, a breve, potrebbe portare a nuove tasse. Ciò non è detto che avvenga, tuttavia i democratici, non sono riusciti a rassicurare gli indipendenti e a sfruttare a loro vantaggio le contraddizioni e le scelte dei repubblicani. Mancano ancora alcuni mesi a novembre e le recenti dure prese di posizione di Obama verso i conservatori in alcuni viaggi nel paese fanno ben sperare in un ribaltamento delle prospettive elettorali dei democratici, ma la strada per il partito al governo resta in salita. Pier Francesco Galgani |
01/09/2010 QUI OBAMA Il ritiro dall'Iraq e le promesse elettorali mantenute Internet Il bavaglio telematico |
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