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08/07/2010

Qui L'Aquila

Il popolo nero verde

Un popolo che si è riversato in gran numero a Roma per testimoniare la sua lotta per una ricostruzione reale della città, non limitata alle sole casette di legno, ma estesa ai dintorni e ad un centro storico che rischia di trasformarsi nella Pompei del XXI secolo.

I partecipanti non portavano altro che le insegne che indicano i colori della città. Non vi erano bandiere rosse, né azzurre, né di alcun altro tono, solo quelli della città ferita, a indicare che la manifestazione non voleva avere alcuna coloritura di parte. Perché il destino di una città prescinde dalle contrapposizioni politiche e non può essere appannaggio di alcuna fazione particolare.

La folla manifestava festosa e finalmente felice di vedere che tanti concittadini avevano deciso di far sentire la loro voce: finalmente la città si era svegliata dal sonno cloroformico del progetto C.A.S.E., ingigantito dalla propaganda mediatica della Tv di stato e del governo Berlusconi.

Se è vero che il sonno della ragione genera mostri, in questo caso, il sonno generato dall’anestesia indotta dal circolo mediatico non solo ha generato mostri (vedi la cd. cricca e tutti coloro che la notte del sisma ridevano fregandosi le mani per i nuovi affari che la tragedia avrebbe creato), ma ha anche sopito la capacità di discernimento e di ragionamento autonomo di un popolo ferito. La manifestazione di ieri però faceva ben sperare in esiti diversi.

Purtroppo però, ben presto, i presenti hanno capito che non tutto si sarebbe svolto secondo i piani di una manifestazione lontana dalla violenza e libera di esprimersi con pienezza. Già all’imbocco di Via del Corso, da Piazza Venezia, la strada era bloccata da uno spiegamento di forze di polizia in tenuta antisommossa e pronto a soffocare ogni velleità gioiosa e libertaria del popolo nero verde. Lo stesso è accaduto sia più avanti sempre lungo Via del Corso, sia in prossimità di Montecitorio e a pochi passi da Palazzo Grazioli, la residenza romana di Silvio Berlusconi.

Non solo, molti manifestanti che desideravano solo invitare i vertici del potere politico a dare ascolto alle loro esigenze di una vera ricostruzione del tessuto cittadino, con risorse finanziarie reali, sono stati vittima di violenze delle forze dell’ordine e hanno subito azioni volte a sfilacciarne le loro fila per indebolirne la forza e la protesta.

È ancora una nazione democratica quella che non permette al popolo di manifestare senza ostacoli le sue necessità? E soprattutto è ancora un governo del popolo, per il popolo e dal popolo, per usare le parole di un grande presidente come Abramo Lincoln a Gettysburg, quello che deve nascondersi dietro vetri oscurati, macchine rombanti e stridio di gomme o che preferisce non confrontarsi con i propri concittadini facendosi scudo di uomini armati, spesso esaltati e poco inclini a tollerare qualche intemperanza verbale di troppo?

Pier Francesco Galgani

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