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| Monday 06 September 2010 | ||||
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Notizie 14/06/2010 QUI OBAMA Le sanzioni all'Iran e il voto ebraico-americano Il Consiglio le ha votate con l’assenso anche di Cina e Russia, ma con il voto contrario di Brasile e Turchia, protagonisti del recente accordo di Teheran per lo scambio di materiale fissile. L’accordo di Mosca e Pechino è stato definito storico, ma la scarsa incisività delle sanzioni, contribuisce a sminuire l’importanza dell’assenso dei due principali sostenitori dell’Iran. Le decisioni delle Nazioni Unite sono simili, fatte le debite proporzioni storiche, a quelle assunte dalla Società delle Nazioni contro l’Italia di Benito Mussolini dopo l’invasione dell’Etiopia: sanzioni poco più che formali, non in grado di condizionare in modo decisivo la stabilità dell’economia iraniana. Del resto, proprio tale caratteristica, era una conditio sine qua non per ottenere l’assenso di Mosca e soprattutto Pechino. I cinesi hanno voluto aderire alla richiesta americana per il timore di conseguenze catastrofiche sul loro rifornimento di petrolio del Golfo, seguite ad un eventuale attacco a sorpresa di Israele sulle installazioni nucleari iraniane. Pare che le autorità di Tel Aviv abbiano avvertito Pechino che se non avesse acconsentito a tali pur blande sanzioni, vi era il rischio di una operazione militare preventiva israeliana che avrebbe causato un enorme incremento dei prezzi petroliferi mondiali, stroncando sul nascere la nuova crescita economica cinese, seguita alla crisi mondiale 2007-2008. A sua volta, l’assenso di Mosca alle sanzioni, pur se condizionato anch’esso alla ridotta capacità punitiva, pare più il risultato dei buoni rapporti tra Barack Obama e il presidente Dimitri Medvedev, consolidati dal recente accordo Start sulla riduzione degli arsenali nucleari, che dell’accordo dell’ancora influente ex presidente e ora primo ministro Vladimir Putin. Quest’ultimo, proprio mentre si votava al Consiglio di Sicurezza, era il protagonista di un vertice sulla sicurezza tra Iran, Russia e Turchia, in cui si ribadiva l’accordo russo alle ambizioni nucleari iraniane pacifiche. Se quindi le sanzioni votate dall’Onu non sono realmente pericolose per l’economia iraniana e l’accordo di Mosca e Pechino appare poco incisivo, per quale motivo gli Usa le hanno volute? Probabilmente, per ottenere il determinante sostegno dell’elettorato ebraico-americano alle elezioni di mezzo termine del novembre prossimo. L’amministrazione Obama, a causa di alcune scelte di politica interna e per il perdurare della crisi occupazionale statunitense, teme che il suo partito possa perdere la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Di conseguenza, ha bisogno di ottenere i voti di ogni minoranza di rilievo della società americana, tra cui quella ebraica è una delle più importanti. Dopo i contrasti tra Obama e il primo ministro Netanyahu per gli insediamenti a Gerusalemme Est, indice di un atteggiamento più equidistante della Casa Bianca tra israeliani e palestinesi, quale modo migliore per mettere a tacere i critici se non approvare sanzioni contro l’Iran, poco incisive e in grado di non precludere possibili accordi futuri con Teheran? Pier Francesco Galgani |
01/09/2010 QUI OBAMA Il ritiro dall'Iraq e le promesse elettorali mantenute Internet Il bavaglio telematico |
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