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27/02/2010

Da L'Aquila

Raziocinio ed unità
Come è smottata la via simbolo del terremoto così stanno impietosamente rovinando l’immagine, la credibilità e la dignità di un popolo e della propria città.

Domenica 21 febbraio la protesta delle mille chiavi aveva riacceso, se pur debolmente, i riflettori della nazione sulla città aquilana, sedotta e abbandonata dal sistema Protezione Civile. Il clima, già incandescente per le mille inchieste sulla Protezione-gelatina, risultava molto fertile al proliferare di strumentalizzazioni, mediatiche e non. Nella stessa giornata di Domenica, i comitati cittadini, galvanizzati dalla riuscita della precedente manifestazione, avevano già programmato la “rivolta delle carriole” per la domenica successiva.

Nel corso della settimana le numerose dichiarazioni rilasciate dai più disparati porta-voce e “leader” cittadini avevano dipinto un scenario bellicoso che sferzava critiche a tutto tondo, dagli enti locali al governo. Federico D’Orazio, ad esempio, sulle pagine de Il Centro alludeva alla manifestazione delle “carriole” come l’occasione per riprendersi la città, l’occasione per dimostrare che gli aquilani possono sopperire autonomamente alla lacune lasciate dagli amministratori locali e nazionali. La posizione di Federico D’Orazio tuttavia destava alcuni pareri contrari, soprattutto tra le frange più anziane dei comitati, che guardavano alla protesta come una sorta di lama a doppio taglio che rischiava di mutilare i movimenti spontanei nati in questi mesi post-sisma.

La manifestazione, se pur tra mille polemiche e divieti, c’è stata e di nuovo l’attenzione dei media nazionali si è riversata sulla città . Ma quale messaggio il popolo aquilano ha lanciato alla nazione?

I servizi televisivi hanno dipinto per l’ennesima volta un popolo disperato che non trova rassegnazione nel vedere la propria città in balia di giochi di potere e di danaro. Hanno ritratto cittadini con caschetti e pale che rimuovevano ciò che i potenti non hanno neppure considerato. Tuttavia amalgamare istituzioni locali, Protezione Civile e Governo, in un unico calderone di colpe e manchevolezze non giova a chiarire le vere colpe perché tutti equivale a nessuno. Così un popolo che colpevolizza ogni istituzione risulta essere un popolo di cui non si comprendono le vere motivazioni.

Quello che l’aquilano sta facendo è un gesto di grande generosità verso la propria città e verso la propria vita, ma nella foga della ribellione a volte si confondono i nemici con gli alleati. Quello che serve a questa città è quello che ancora, purtroppo sembra mancare: raziocinio ed unità.

Alessio Bucaioni

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